Come eravamo

 

La tribù dei piedi neri

 

Estate 1970….. sole … caldo …. e molto molto silenzio rispetto ad oggi … 

Si andava in bici, tutti lo facevano, ma noi ragazzine per apparire più grandi camminavamo per spostarci da un incontro all’altro.

I nostri piedi si facevano subito neri per la polvere delle strade di Cincinnato, questo era un qualcosa che accadeva come uscivi di casa, in qualsiasi ora del giorno e della sera perché le stradine non erano asfaltate e quelle che lo sono state poi nel tempo, lo “furono” solo per opera dei nostri genitori.

Ricordo che noi ragazze dodicenni ogni tanto sparivamo per andarci a lavare i piedi nella casa dell’amica più vicina.

Questo ricordo mi prende di sorpresa, e mi turba fino alla tenerezza più pura!

Allora i pensieri di noi ragazze erano pieni di questo tipo di preoccupazioni, diversi e lontani anni luce da quelli delle nostre figlie ora che ci chiedono di “inserire a budget” il rifacimento dei loro seni, labbra, cosce …

Poche di noi usavano il deodorante come le creme idratanti, non si parlava di profumi, o forse io ero la più cavallona e non mi accorgevo che si facessero questo tipo di discorsi nell’ambito della sfera femminile.

Eravamo tante perché ci riunivamo di tutte le età dai 12 ai 18; divise per fasce di anni saremmo state pochissime e lo stesso era x i nostri maschi …

C’era al C.N.C. un ombrellone in spiaggia messo a Nostra disposizione.

Era bello e semplice, tutto convergeva intorno ad esso, le presentazioni, i sorrisi, le simpatie, gli scherzi, le cotte, le antipatie, i dispetti, le feste, gli inviti, i nuovi arrivi …

Con gli anni ci chiamavamo con il nome del nostro mezzo: Sergio Kava, Fabrizio Suzuki, Fabio Gilera, Roberta Motobi … Ero la prima ragazza nella zona del litorale di Anzio che possedeva una moto.

Le nostre case erano bellissime ed immerse nel verde dei loro giardini ed i terreni confinanti, invece di dare un senso di desolazione perché lasciati liberi di esistere, regalavano l’originalità della macchia mediterranea, oggi scomparsa.

Allora non ci rendevamo conto quanto fossero meravigliosi questi luoghi, ora sappiamo che sono indimenticabili.

Tutto era ancora in equilibrio tra il costruito e la restante natura e ci veniva restituito in ondate di “serenità abitativa.”

Nel litorale la “Comitiva di Cincinnato” era nominata spesso, riuscivamo a spostarci in 50 persone e solo quello era già fonte di divertimento! Si partiva per un gelato ad Anzio o per assistere ad una proiezione di un film dell’orrore all’aperto. Non eravamo certo silenziosi, ma ci distingueva la simpatia perchè intorno a noi le persone ci sorridevano sempre.

Non eravamo un gruppo fanatico di ragazzi, eravamo tutti genuini e per questo fantastici!

Peccavamo di non essere consapevoli del benessere che ci circondava e per questo non lo ostentavamo certo, forse eravamo veramente ignari della cosa preziosa che stavamo vivendo.

Ognuno di noi era se stesso, ci sentivamo bene così eravamo autentici.

L’appartenenza al gruppo era forse facilitata dalla territorialità ma non dall’uniformità di espressioni, vestivamo in modo differente, parlavamo per chi eravamo e ci piacevamo proprio per la nostra diversità.

Nel meraviglioso delirio delle nostre giovinezze, che non ci faceva distinguere allora il “caldo dal freddo” Cincinnato ci permetteva di vivere una libertà che “gli amici di Roma” non si sarebbero mai sognati di godere ed allora si a farti GROSSO e FICO con i racconti al rientro dalle vacanze!

Beh! SPARONI in allegria lo si è sempre un po’ figuriamoci poi da giovani …..

Roberta Ramacciotti

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